IPOTESI PER UN PROGETTO
Un intervento di riduzione del danno nei rave party Ipotesi per un progetto
CHE COS’E’ UN RAVE
Il rave è innanzitutto un raduno collettivo, sotto il segno della musica e della danza. Un raduno nel quale si balla al suono di musica autoprodotta. Un raduno <<illegale>>, cioè volutamente non autorizzato – e non autorizzabile – da nessuna autorità costituita.
Il rave è un luogo dove è ben mostrato il passaggio dalla società della produzione e del consumo ad una società dell’”uso”, del desiderio e dell’appropriazione.
I termini di riferimento che sembrano adatti a descrivere il fenomeno sono: movimento e controcultura per quanto riguarda la definizione degli individui che danno vita a queste realtà.
Occupazione e autogestione descrivono invece il luogo dove tali realtà si esprimono e secondo quali criteri di organizzazione dello spazio e di rapporto con le regole istituzionali.
Infine nomadismo e tribalismo descrivono le modalità di legame con il territorio (deterritorializzazione) e il divenire delle relazioni e dei progetti che, tra i soggetti coinvolti e nei luoghi individuati, si sviluppano.
Infine la parola TAZ (Temporary Autonomy Zone) è quella che più di ogni altro termine rende l’idea di rave. Il rave è l’esempio più riuscito di TAZ, un luogo eterotopico dove spazio e tempo vengono modificati, dove non esistono regole ne codici, un luogo di liberazione temporaneo da tutte le strutture che la società ha creato.
STORIA
I raves sono un fenomeno nato in gran Bretagna, ma che trasposto nella realtà italiana ha assunto connotati diversi legati al contesto e alla cultura specificamente italiana del centro sociale (distinto dal concetto di squat nordeuropeo).Il punto di contatto con queste realtà, sta nell’idea di “squatter settlement”, di insediamento abusivo, nella pratica cioè dell’occupazione del suolo.
Come la musica si diffuse nei centri sociali contaminati dal punk negli anni ’80, e i concerti si susseguirono con ritmo regolare, così è successo negli anni novanta con i raves; la musica come strumento di contaminazione e sperimentazione creativa e natura contestativa.
Una delle influenze più forti della scena techno e della cultura rave è stata proprio quella controcultura psichedelica che, di rimando rispetto ai movimenti americani, e intrecciandosi con la storia locale inglese, ha dato vita a quel movimento di traveller inglesi, o nomadi della nuova era, che avevano come momento di socialità massima enormi gathering, chiamati fiere. Dal circuito delle fiere nacquero i free festival con una rete ben consolidata in cui trovavano luogo espressioni controculturali di tutti i tipi (DIY, Reclaim the streets, travellers, squatters ecc) attraversando l’ondata punk, per arrivare a ibridarsi con le crew che organizzavano wharehouse party.
La legislazione britannica allora iniziò a colpire esplicitamente i rave. In primo luogo il CJA (Criminal Justice Act) agisce come vero e proprio spartiacque della scena techno; momento che trasforma e da’ un impronta internazionale ai raves illegali e li esporta in tutto il mondo insieme alla secessione delle tribe inglesi in fuga dall’Inghilterra. Da questo momento nascono veri e propri techno-raduni periodici nei quali si ritrovano tribes e raver che arrivano da tutta l’Europa in carovane di mezzi-abitazione: i free party della nuova era, i teknivals, dappertutto in Europa, anche quella dell’est, dove nascono nuove tribes.
La repressione della polizia costringe una parte di organizzatori a scegliere la clandestinità per i loro raves. Il luogo del rave è allora divenuto significativo sul piano sociale ed estetico. Si fanno più chiari allora i due paradigmi della techno:
- La techno direttamente derivante dalla linea della dance music e che è destinata ad essere ascoltata nei club. Le correnti techno che concerne sono quelle che restano vicine all’House (garage, deep) e la techno americana della fine degli anni ottanta. Musicalmente, è la parte più tradizionale dal punto di vista del suono, e quella più popolare. Il rumore non è ammesso, e le melodie prevalgono.
- La techno la cui storia è segnata dal rifiuto dei club: (hardcore, acidcore, tribetekno, hardtekno, goa e trance). Queste musiche sono legate al fenomeno del rave illegale. Questa distinzione è essenziale perché la situazione del rave è completamente specifica da diversi punti di vista, principalmente quanto alla concezione della musica. Il fenomeno del rave è una novità nella storia della musica occidentale, e le musiche che vi sono diffuse sono giustamente le più innovatrici in termini di rumore. Un certo numero di ravers assimilano techno e rave, considerando che l’essenza della musica è impercettibile fuori dal contesto della festa. Se gli americani hanno inventato la techno, gli europei hanno inventato il rave e i teknival.
I RAVE IN ITALIA
All’inizio degli anni novanta si trattava di feste dalla forte connotazione commerciale, organizzate da privati in grandi discoteche, preferibilmente tra quelle situate in luoghi ben raggiungibili dalle autostrade, anche in zone lontane dalla città. Sono famosi i primi party organizzati nei megalocali dell’Umbria, specialmente nella provincia a sud di Perugia, che una volta al mese al venerdì o al sabato abbandonavano la dance music o il liscio per la musica techno, dando luogo ad eventi in grado di attrarre migliaia di persone dal Centro come dal Nord Italia.
In Italia quindi, rispetto all’Inghilterra, il percorso è praticamente fatto al contrario. La techno frequenta prima i locali più all’avanguardia dopo l’House music, e poi esplode l’ondata rave, dopo un prima fase avventurosa sul ciglio della legalità, nel giugno 1990. Lo spirito organizzativo è decisamente professionale, gli obiettivi sostanzialmente economici, i luoghi (discoteche o capannoni industriali) regolarmente affittati con tanto di obolo alla SIAE.
Tutto è cambiato quando la techno ha fatto il suo ingresso nei centri sociali. Dapprima osteggiati dai protagonisti dell’occupazione, tutto ciò che i rave rappresentavano (eccitanti chimici compresi) sono stati via via assimilati dalla sinistra radicale e dai movimenti anarchici: vi si è intravisto un’area di disagio e di ribellione che aveva molti punti in comune con l’esperienza delle occupazioni. Quindi i rave illegali vengono proposti all’interno del circuito dei centri sociali occupati con ingresso a offerta libera o al prezzo politico di cinquemila lire. Negli ultimi anni molte feste nei centri sociali hanno celebrato il ritorno alla psichedelia con i goa party, mentre le feste illegali propongono musica tekno e hardcore.
Attraverso l’occupazione temporanea di luoghi sconosciuti fino a un momento prima della festa rave si è sviluppata una nuova fisionomia di questi raduni. In Italia la rivendicazione del diritto alla festa si esprime in maniera militante e politicizzata nei raves illegali.
Con riferimento alla situazione italiana, vengono individuati tre tipi di rave: i rave commerciali organizzati in discoteche, quelli autogestiti e quelli illegali. Ci troviamo, dopotutto, all’interno di una situazione ibrida che ha indotto, e tuttora induce, molteplici commistioni tra le differenti matrici e diversi stili, tra pratiche di autogestione e non. L’area illegale e l’area commerciale in Italia non delimitano due universi separati e incomunicanti, anzi, spesso giovani che seguono la musica techno attraversano indifferentemente i vari contesti alla ricerca della purezza del suono e della intensità delle emozioni.
Dal 1994 in poi, dalle aspirazioni di alcuni elementi più radicali e creativi della controcultura romana (si è soliti ricordare gli appartenenti al movimento studentesco della Pantera che ebbe origine in quegli anni) e dall’arrivo delle esuli Tribes inglesi, nasce e si sviluppa la scena “illegale” in Italia. Le città più sensibili alla musica techno e che per prime accolgono il fenomeno rave, anche se nel primo periodo era slegato dalle idee controculturali e più legato all’edonismo e al ballo, sono Torino e Roma e più tardi Milano. Dopo Torino e Roma il movimento intaccò altre zone della penisola. L’Emilia Romagna e, nello specifico, Bologna, dove la cultura delle occupazioni di case e la tradizione anarchica hanno radici profonde, risultarono essere terreno particolarmente fertile per questa “colonizzazione”. Impossibile non fare riferimento alla Mutoid Waste Company: un gruppo artistico anarco-punk, nato a Londra nel 1984 che riutilizza creativamente gli scarti della società industriale per costruire apocalittiche sculture che venivano utilizzate anche per spettacoli e rave parties.
Per Milano la Mutoid Waste Company è importante perché è stata la scintilla insieme agli Spiral Tribe che ha acceso la miccia della bomba techno, il loro arrivo combinato con l’influenza spiralosa che stava dilagando in Italia, ha dato un nuovo senso alla parola rave, che in Italia prima del loro arrivo aveva un’accezione diversa, cioè quella dell’afterhours da discoteca; loro hanno portato in Italia lo spirito libertario che ha fatto uscire i raves dai centri sociali, quindi ha trasformato le PAZ (zone permanentemente autonome) in TAZ (zone temporaneamente autonome), e quindi più libere, mobili e senza le gerarchie dei collettivi di autogestione dei centri sociali.
Il movimento rave ha poi intaccato un numero così elevato di regioni e città, tanto da rendere frequente l’accavallamento delle date delle feste illegali, organizzate nella Penisola.
LA MUSICA
Il fenomeno dei raves è molto legato alla dimensione musicale: con la nascita dei nuovi linguaggi musicali i ravers hanno intuito l’emergere di nuove pratiche di socialità alternative legate alla dimensione del rave party. C’è la voglia di sperimentare la possibilità di creare questo tipo di eventi e queste forme di socializzazione: convinti di avere in mano una pratica sociale e politica nuova e importante, che parte tuttavia da qualcosa di molto meno teorico e più immediato, ovvero dalla condivisione di un linguaggio musicale, una pratica nuova e vitale, che si collocava in modo atipico anche all’interno dello stesso movimento antagonista.
Con il rave non nasce una nuova musica, è il concetto di fruizione e percezione della musica che è diverso. Attraverso l’appropriazione delle tecnologie è consentita una produzione culturale autonoma e una circolazione della comunicazione più equa.
Il rave illegale parte da una rivoluzione musicale che consiste nell’appropriazione, nell’autoproduzione di brani e nel loro rimescolamento.
La musica techno è stratificazione musicale e creazione di un continuum temporale che trasporta chi la ascolta e che avvicina il danzatore a quel senso di unione, di unità, che sta alla
base di ogni rituale.
La techno inventa una nuova forma musicale, il rave inventa una nuova forma di rituale festivo. Il movimento rave che si preparava a “conquistare” il mondo in maniera sottile, rimanendo nell’underground, rifiutando la spettacolarizzazione riflette quindi le stesse caratteristiche dello strumento di cui si avvale, ovvero la musica techno e tutte le sue sottoripartizioni (drum’n bass, tekno, hardtekno, hardcore, hardfloor, teknotribe, goa, psytrance, ecc..)
Considerare la musica techno anche solo come una musica di sintesi che si avvale di tracce e suoni già prodotti e li mette insieme (sintesi, dal greco syntithénai, porre insieme) distorcendoli, modificandoli, dandogli un nuovo corpo, permette di comprenderne le contraddizioni.
La techno ha riempito il buco lasciato dal punk anche nel riflusso dell’ideologia no future, è una musica relativamente semplice da creare, e che tutti possono suonare, però nel retro della medaglia, si può scorgere nella techno l’aspetto distruttivo del punk. Questo atteggiamento distruttivo è rimasto lo stesso che nel punk anche nei riferimenti alle droghe ma soprattutto nel suo abuso, “ovviamente in una società dell’accumulo e del consumo globale, facilmente l’uso si trasforma in abuso e l’abuso in morte e distruzione”
MUSICA E SOSTANZE
Malgrado lo stato di trance indotto dalla danza libera e dai dispositivi del rave (modi di perdersi, di comunicare liberamente attraverso il corpo e di esteriorizzare tutte le tensioni, sviluppo di una coscienza e di un armonia col corpo, acquisizione per alcuni di fiducia in sé e di un sentimento generale di benessere), molte persone provano il bisogno di assumere sostanze psicoattive per intensificare le loro emozioni e la percezione musicale, per esplorare il loro profondo inconscio, per aiutare fisicamente il corpo, o per condotta tossicomane e a volte addirittura suicida. Si hanno dunque disparati tipi di consumatori di sostanze psicoattive: gli utilizzatori sperimentali, i consumatori occasionali, i consumatori regolari, gli abusatori e gli utilizzatori dipendenti.
A seconda dei rave, delle situazioni e in generale delle preferenze, le sostanze utilizzate sono le piu’ disparate.
La techno quindi come moderno veicolo psichedelico, per sperimentazioni chimiche, e soprattutto come colonna sonora dei rave party. Suoni freddi e cibernetici che arrivano diretti al cervello, basati sulle frequenze medio-alte, ritmi ipnotici ridotti al minimo, semplici supporti per intricate sequenze elettroniche che creano arabeschi di frattali sonori. La goa-trance, per esempio, è un genere nato da questa influenza psichedelica, è una «variante della techno nata in Germania all’inizio degli anni Novanta. Combina ritmi rapidi, suoni sintetici con effetti acidi» (Gallina, 1996, pag.86). E’ considerata capace di indurre i più alti stati di coscienza e sta raggiungendo ora la sua massima diffusione e popolarità, viene suonata, indistintamente nel circuito legale ed illegale ed è generalmente associata all’uso di sostanze psichedeliche quali gocce di lsd, trip, funghi allucinogeni ed mdma.
Sempre in Gran Bretagna, all’inizio degli anni novanta, mentre progressivamente si dissolve il movimento acid, nasce l’hardcore: una nuova cultura attorno ad un nuova generazione musicale, una delle tante gemmazioni della rivoluzione techno di fine millennio.Questo sottogenere musicale molto veloce, arriva a contare anche più di 200 bpm, è associato invece piuttosto all’uso di sostanze tipo cocaina, speed e anfetamine varie.
Nella jungle music invece, la techno è arrivata a “contaminare” persino la spiritualità del reggae e all’interno dei party dove si suona questa musica generalmente si fa uso piuttosto di marijuana, cannabis ed oppiacei.
Ma queste sono solo distinzioni superficiali.
NOMADISMO
Il movimento rave è un movimento nomade, in questo si differenzia dai centri sociali, la rivoluzione portata dal rave è geografica. In una situazione nomadica come quella delle tribes, la realtà dei fatti mostra come la non territorializzazione ha garantito a questi soggetti una vitalità maggiore.
Appena il rave verrà rappresentato, mediato, svanirà per comparire in un altro dove sempre invisibile perché indefinibile nei termini dello spettacolo. In altre parole è una ricerca di spazi (geografici sociali culturali e immaginativi) che siano relativamente aperti.
I ravers si confrontano nello spazio festivo, a quello da cui fuggono o rifiutano nel quotidiano. Errare sembra il termine adeguato.
Proponendo uno stile di vita e di comportamento al di fuori da ogni regola e costrizione; ospitando le varie tribes straniere e proponendo un inusuale spazio in cui abitare: quello dei furgoni.
I furgoni diventano case e scuole, “ristoranti”, negozi, uffici o solamente contenitori di strumenti musicali. Le feste diventano raduni in cui la comunità si ricostituisce.
La cultura rave crea nuovi nomadi, recupera i valori dell’erranza tradizionale per integrarli nella complessità del presente, dove le esigenze del vivere si mescolano all’uso sempre più massiccio e irrinunciabile delle nuove tecnologie.
È la sovversione delle convenzioni stabilite che definisce la condizione nomadica, non l’azione puramente fisica del viaggiare.
FREQUENTATORI
Atteggiamenti collettivi alla base del fenomeno dei raves illegali sono il desiderio di socialità, la condivisione di spazi ed esperienze in forma spontanea, prevalentemente, anche se non esclusivamente, diffuso all’interno della popolazione giovanile.
Sicuramente la perdita dei punti di riferimento istituzionali (la famiglia, il partito, la scuola, la professione, lo status) e la conseguente disgregazione sociale portano i singoli individui a ricercare il perduto senso di identità nel senso di appartenenza a un gruppo, a una tribù.
Un’aggregazione tra le persone più simile ad una comunità piuttosto che ad una società. Si può forse parlare di una socialità naturale dove la comunicazione, verbale e non verbale, costituisce un lungo filamento che lega gli individui tra loro.
Uno dei peggiori difetti della società in cui viviamo è la tendenza all’omogeneità.
Nei rave si è tutti uguali nelle proprie molteplici differenze.
Apolitico dichiarato, aperto alle persone di tutte le sensibilità, il movimento tekno non rivendica che il diritto alla festa. Polmone della techno, il rave è presentato come una dimensione parallela. Questa manifestazione crea uno spazio/tempo separato dalla realtà quotidiana nel seno del quale le relazioni sociali si trovano trasformate. Nel rave ciascuno si ritrova su un piede di uguaglianza quale che sia la sua apparenza: gli sguardi non giudicano, tutti i principi gerarchici sono cancellati. Lo spazio di libertà istituito nel rave deborda largamente dai limiti imposti dalla pressione sociale quotidiana.
Questo fa si’ che i frequentatori dei rave siano persone di ogni eta’ e ceto sociale, anche se va fatto notare che negli ultimi anni l’eta’ media si e’ molto abbassata, e questo implica anche un minor livello di consapevolezza.
ESPERIENZE DI INTERVENTI DI RIDUZIONE DEL DANNO IN ITALIA E IN EUROPA
A Roma, Firenze, Bologna esistono diverse associazioni che utilizzano unita’ mobili che ricercano attivamente la popolazione soggetta a possibili comportamenti a rischio relativamente all’uso di sostanze (magliana80, parsec e altre) con lo scopo di:
· creare modalità di intervento preventive o di sostegno, volte a formare una maggiore consapevolezza dei rischi connessi all’uso e/o abuso delle cosiddette “nuove droghe”;
· promuovere e far circolare un’informazione esaustiva e corretta sugli effetti delle singole sostanze, del “mix” tra alcune di esse, e sulle modalità di assunzione meno rischiose, secondo la logica della riduzione del danno. Nell’intento di sensibilizzare i gruppi giovanili, le modalità adottate sono state diverse, e diversi i contesti nei quali il gruppo di lavoro ha operato: discoteche, pub, strade, giardinetti, scuole.
LAB 57 è un progetto del LIVELLO 57 di Bologna che si propone di fornire supporto informativo, medico e psicologico sulle problematiche legate all’uso delle sostanze . L’informazione è l’obiettivo focale del progetto in quanto riteniamo che solo un consumo consapevole possa ridurre i danni e contenere gli abusi.
L’erogazione di tale servizio si concretizza in queste attività:
· distribuzione flyers specifici sulle sostanze di più largo consumo (descrizione, controindicazioni, stato legale).
· creazione di zone di decompressione e allestimenti multimediali per rilassarsi all’interno dei contesti ricreazionali giovanili più affollati con distribuzione di bevande analcoliche e cibi energetici, preservativi (gratuiti).
· monitoraggio delle sostanze, database statistico-relazionale.
· primo soccorso e interventi sul campo.
· punto di ascolto.
Keep Smiling e’ un’associazione francese di ravers e teuffers. I suoi obiettivi sono la promozione delle arti e della musica elettronica e la promozione della salute e della sicurezza dei partecipanti nei club, alle serate techno e nei free party.
Avendo la consapevolezza che certe feste possono disturbare l’ordine pubblico e essere un problema per l’inquinamento, sostengono che la criminalizzazione sistematica di questo tipo di eventi abbia come unico risultato il proliferare di serate clanvestine nelle quali la salute nono puo’ essere sempre assicurata. Dato che in Francia la salute e’ un diritto pubblico e dovrebbe essere assicurato a chiunque, si attivano per informare sulle droghe e sui loro effetti anche in situazioni illegali, al fine di permettere di prendere decisioni consapevoli e responsabili.
Questi sono solo alcune delle associazioni piu’ attive negli interventi di riduzione vel danno, in realta’ in nord-europa questo tipo di progetti e’ largamente diffuso.
LINEE GUIDA PER UN POSSIBILE PROGETTO DI INTERVENTO NEI PARTY
1-La Riduzione dei rischi adattata al consumo di droghe di sintesi
La limitazione dei danni legata all’uso di droghe sintetiche si basa sul principio della riduzione dei rischi: non essere il soggetto (o uno dei soggetti) che cercano di impedire odi la possibilita’ di ottenere risultati positivi con i soggetti intercettati. negare il consumo aumenta la credibilità di chi porta il messaggio di prevenzione e informazione e quin
La presenza sanitaria sui luoghi festivi e’ ancor più necessaria dove gli eventi non sono autorizzati ma illegali (free parties).
2- La situazione sanitaria nei rave giustifica l’intervento di operatori sul terreno per più ragioni :
-il contesto di illegalità e di clandestinità nel quale hanno luogo queste feste e l’assenza di interventi sanitari mette i partecipanti in situazione vulnerabile e impone di accompagnarli nel corso della festa, siano o no consumatori.
-il mondo techno coinvolge una popolazione molto vasta, eterogenea ma generalmente giovane, a volte migrante o marginale, spesso in rottura con la società.
-l’utilizzo di nuove droghe e lo sviluppo dei rave non sono che l’epifenomeno di tendenze molto più grandi che conviene seguire e documentare per valutarne l’evoluzione.
L’intervento pratico nei raves ha i seguenti obiettivi :
- assicurare una presenza che permette di affrontare le urgenze: incidenti, disidratazione, ipertermie ecc…
- informare i consumatori di droghe sui prodotti e sui rischi ad essi connessi
- permettere loro di fare delle scelte responsabili e infine limitare i rischi che si corrono in termini di salute (fisica e mentale)
- sui rave l’azione di riduzione dei rischi non si limita alle sole droghe ma anche ad altri danni legati agli elementi costativi della festa
- la presenza di un aiuto è ancora più necessaria nei rave dal momento in cui non c’è presenza sanitaria sul luogo per effettuare delle cure o accompagnare delle persone che presentano dei problemi dopo aver assunto sostanze stupefacenti.
- Elaborare, in collaborazione con le associazioni dei ravers dei messaggi di prevenzione sui modi di limitare i rischi legati all’uso delle sostanze ma anche sulle malattie sessualmente trasmissibili, la condotta di veicoli, o i rischi legati alle pratiche comunitarie (piercing, tatuaggi ecc..)
- Studiare i prodotti circolanti in occasione degli eventi per elaborare dei messaggi di prevenzione credibili.
L’intervento potrebbe svolgersi in tre forme : formazione, azione e ricerca; tre aspetti complementari e interattivi. I primi mesi sarebbero basati sulla formazione degli operatori sia tramite seminari sulle sostanze stupefacenti, i loro rischi e un primo soccorso attuabile in caso di bisogno, sia tramite interventi di accompagnamento e osservazione con quelle associazioni che gia’ lavorano i questo senso. Inoltre e’ fondamentale che gli interventi siano sviluppati in collaborazione con gli organizzatori dei rave, quindi sarebbe necessario un periodo di tempo abbastanza lungo va permettere agli operatori di con quistare la “fiducia” dei ravers per ottimizzare i risultati vegli interventi. Di ritorno, questa base data in tempo reale costituisce un utile di primaria importanza per adattare l’azione sul terreno.
L’azione sui rave si adatta al contesto e deve essere mobile. La necessità e quella di spostarsi in furgone (camper) per spostare il materiale d’intervento e per disporre sul posto di una “stanza di cura”.
Il gruppo di supporto si posizionerebbe ai margini della festa. Un primo stand potrebbe essere costituito dalla “chill out”, sorta di spazio di riposo per chi ne ha bisogno. Un altro luogo distinto, è destinato all’informazione e alla riduzione dei rischi.
L’azione sull’area potrebbe articolarsi a più livelli: azione sanitaria, di informazione, di riduzione dei rischi e di consultazione dopo o fuori dalla festa.
Si tratta ovviamente di un progetto sperimentale, che potrebbe avere una durata indicativa di tre anni, con la necessita’ di una verifica dei risultati dopo il primo anno dall’inizio del progetto.

Bello tutto
Manca però senza astio da parte mia, un piccolo tassello
per quanto riguarda Roma.
Le prime feste tecno autoprodotte, organizzate dentro un Centro sociale, risalgono al 1992 e furono vissute dentro “Forte Prenestino”, tanto mi costarono, cosi come costa una cosa al primo che la fà , al pioniere..:):):)
Sempre in Roma nel Dicembre del 1993 ci fù il primo “rave Illegale” organizzato in una fabbrica dismessa sulla Casilina zona Torre Maura, in questa occasione timidamente Radio Ondarossa si lasciò coinvolgere, in quella festa tutto andò in manira primitiva ma ci passò tutto il movimento e tutti gl’esponenti di quella Roma antagonista che ancora aveva paura di quel fenomeno che tangeva i guadagni economici dei Centri sociali stessi .
:):):).
Per molto tempo i sabato sera erano esclusiva dei rave organizzati non più nei spazi liberati classici ma in ogni dove senza nessun controllo
Poi e solo poi, i Centri sociali inglobarono il fenomeno.
Dopo il 93 sempre a Roma, ci fù Tor Cervara, il casale e poi l’attuale Tor Cervara zone.
Fú al casale di Tor Cervara che io amavo chiamare “zona clandestina” ed altri “zona clandestina 666″ che dei marrani che poi si denominarono “hard raptus” , programma a radio ondarossa, mi portarono quella famosa sera di nascosto dal mio volere, personaggi che erano già famosi nelle discoteche, come walter one ed altri che non ricordo .
Queste piccole scintille, questa piccola micro storia, è quanto avvenne in Roma prima dell’arrivo delle Tribe’s .
Saluti cordiali
MinimalTribe
LA PRIMA REGOLA DI COME PRESENTARSI NEI RAVE PARTY è QUELLA DI INDOSSARE LA MITICA MAGLIETTA “TEKREW”…..SOLO PER I VERI RAVERS!
http://tekrew.shirtcity.com/
Da questa semplice e spontanea frase si può intuire come sia importante per un raver sentirsi parte di un movimento anche solo nell’estetica,nel modo di vestirsi e di portare i vestiti
Non credo siano solo aspetti superficiali per la vita di un giovane!
Molto interessante, ancora più interessante sarebbe conoscere le reazioni dei giovani frequentatori dei raves; voglio dire: gli operatori come vengono accolti? e qual è il modo migliore di proporsi?
RUSTY BE JOIN IN THE RESISTENZE-CE CHE CHI KOME ME PER I RAVE DAREBBE TUTO …..POI IN PRATIKA KONTRO OGNI FORMA DI REPRESSIONE E OGNI FORMA DI PRIGIONE FREEILLEGALPARTYTEKOLOGIKAL PER USKIRE FUORI DGLI SKEMI—–DALLEORGANIZZATE FEST DEL KAZZO LIBERTA PER KI KOME ME SOFFRE LA DETENZIONE — W RAVE PARTY
per ora gli operatori gli ho visti solo in quelle legali….e nei teknival enormi illegali…sono di grande aiuto …non so quante volte sono andata a elemosinare un tè caldo…cmq sicuramente ci sono troppi ragazini che vanno ai rave per le droghe,e questo mi dispiace, bisogna cogliere lo spirito che si crea all’interno di esso.
e per noi giovani è sicuramente ciò che meglio abbraccia le nostre esigenze di libertà,e di fuga da questa società sempre piu opprimente. possono sembrare frasi fatte ma una volta visto il mondo parallelo che si crea non appena il generatore viene acceso,ti convinci sempre di piu che dove sei non c’è bisogno nè del vestito buono, nè di avere un buona famiglia nè di avere un buon lavoro….
li sei te e la musica ,e l’unica cosa che devi fare è ballare e piu balli piu sei libero
ho partecipato al mio primo rave party questo sabato!credo di essermi mai sentito così libero come in questo week..ho conosciuto un mondo che non credevo potesse essere così..
non ci sono distinzioni raziali..non c’è un ceto che predomina o si impone..è una famiglia e chi lo vive da molti anni,mi ha dato l’idea di riuscire ad accoglierti in modo incredibile..se è il tuo primo rave,la gente è contenta per te!ti stimila ti dice di non prendere troppe droghe magari ti dice gli effetti collaterali,ti consiglia..i veri operatori,per me, in fondo sono loro..quelli che ci credono veramente!
ah a proposito di operatori:
c’erano 2 fantastici camper che davano assistenza..oltre l’acqua,il cibo e i depliant informativi, c’era pure il laboratorio per l’analisi delle sostanze….fantastica come cosa secondo me..
un grazie di cuore per tutto l’aiuto e per le emozioni che ho provato!
Secondo me questo progetto andrebbe davvero messo in atto e appunto non solo nei rave legali. bisogna proprio mettersi in contatto con le tribe e dare questo appoggio che è utile a tutti, prima di tutto a noi popolo raver. forse ancora piu importante dei depliant ritengo che ad ogni rave ci sia bisogno di un laboratorio x l’analisi delle sostanze (di cui parlava Luik) con cui poter capire davvero cosa si sta prendendo.l’ uso delle droghe è in continuo aumento nei giovani come noi e con una accurata analisi si possono evitare spiacevoli inconvenienti.E condivido appieno ciò che ladyacre dice a proposito dei rave, penso che xo purtroppo non tutti siano come lei e che bisogna far si che la gente che va ad un rave capisca davvero a che tipo di evento si trova; che ci vada x socializzare, ballare entrare nella musica e non solo x drogarsi. se il motivo di un rave è drogarsi si puo stare benissimo a casa e fare un droga party. chiedo solo che chi vada a un rave si informi davvero su che tipo di manifestazione questa sia e che magari dia anche un’ occhiata al tekalogo che può sempre essere utile.