Rave party in IRAN

•settembre 6, 2007 • 4 commenti

 

Per chi non crede che il rave possa essere luogo di lotta politica metto qui un articolo di repubblica:
ESTERI

Irruzione della polizia a una festa clandestina organizzata via internet
Cd “immorali”, ragazze in “abiti osceni”: rischiano la condanna a decine di frustate

Iran, il rave è “satanico”

tutti arrestati i partecipanti

Giovani a un rave party

TEHERAN – La musica che ascoltavano era “satanica”, gli abiti indossati dalle ragazze “osceni”, i cd “immorali”. Per questo, e anche per una certa quantità di alcolici, hashish e marijuana, decine di giovani iraniani sono stati arrestati dalla polizia durante un rave party organizzato a una trentina di chilometri da Teheran. Ora li aspetta, probabilmente, qualche giorno di carcere e il rilascio dietro pagamento di una contravvenzione e la firma di un impegno a cambiare comportamento o, nel peggiore dei casi, una condanna a qualche decina di frustate.

Una festa-concerto clandestina organizzata via internet, quella alla quale gli arrestati stavano partecipando martedì sera, per assistere alle esibizioni di gruppi rock e rap locali, definiti “satanici” dalle forze di sicurezza. Gli agenti hanno fatto irruzione in un grande giardino privato nei pressi della città di Karaj, teatro dello “spettacolo proibito”.

Il comandante della polizia della provincia, Reza Zarei, ha detto che sono state anche trovate 150 bottiglie di bevande alcoliche, hashish, marijuana e circa 800 cd “immorali”, probabilmente con le immagini delle esibizioni dei gruppi presenti. Molte delle ragazze presenti, ha aggiunto, portavano “vestiti osceni”. Che nel linguaggio della polizia iraniana può indicare anche minigonne o abiti scollati.

La legge islamica in vigore in Iran vieta tutte le feste a cui partecipino persone di entrambi i sessi, a meno che le donne non siano coperte interamente, da capo a piedi. Vietato, naturalmente, consumare alcolici o ballare al ritmo di musica considerata immorale, specie se dal vivo. In realtà, “party” di questo genere sono molto frequenti nelle case private e relativamente rare sono le irruzioni della polizia.


Ma il raduno di Karaj rappresenta una novità nel panorama della gioventù di Teheran. Prima di tutto, per le capacità di cui hanno dato prova gli organizzatori, che hanno pubblicizzato l’evento via Web e hanno fatto pagare il biglietto d’ingresso sotto l’occhio vigile di un servizio privato di sicurezza dispiegato intorno al giardino.

In secondo luogo, per la partecipazione di numerosi gruppi underground iraniani che, negli anni recenti, hanno conquistato una grande notorietà tra i giovanissimi navigatori della Rete. Tra questi, i Rock Daniel, i Maral, i Rap e i Vahid DJ, la cui cantante è una ragazza, Gelareh. Un altro strappo alla legge iraniana, per la quale le donne non possono cantare, se non in coro. Tutti, ovviamente, sono finiti in carcere, partecipanti e artisti.

Uno scenario nuovo, dunque, rispetto ai cantanti proibiti che fin dalla rivoluzione del 1979 vivono a Los Angeles e lì producono i loro cd, che poi invadono la Repubblica islamica attraverso canali illegali.

I promotori del rave avevano reso noto solo all’ultimo momento il luogo dell’evento (com’è consuetudine per appuntamenti del genere) nel tentativo, vano, di eludere la vigilanza della polizia. “Sono stati i servizi di intelligence – ha detto Zarei – che hanno localizzato la sede del concerto e ci hanno messo in allarme”.

(4 agosto 2007)

Rave Party/Teknival a Torino Pinerolo Baudenasca

•agosto 17, 2007 • 16 commenti

PURTROPPO E COME PREVISTO I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA HANNO USATO L’INFORMAZIONE A LORO PIACIMENTO E IL MIGLIOR ARTICOLO RIGUARDANTE IL TEKNIVAL SI LIMITA AD UN GROSSOLANO PARAGONE CON LA SCENA HIPPY DEGLI ANNI 70……

Rave party, Pinerolo sotto assedio
30 mila tra musica techno e sballo

Il sindaco: situazione difficile. Domani previsto il clou

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DAL NOSTRO INVIATO
PINEROLO (Torino) — C’è tanto da imparare per uno che non è mai stato ad un rave party. E cominciare con il grande festival della musica tecno a Pinerolo, il «Tecnival» di Ferragosto, è come buttarsi dal trampolino senza saper nuotare. Per gli adoratori del punf-punf sparato a 120 decibel da casse alte cinque metri è lameglio delle feste dell’anno. La più grande, dove la tribù conquista un territorio e per 5 giorni tiene fuori il resto del mondo, quello che non balla, non si riempie di piercing e sostanze varie. In breve, non si sa divertire. Lo scopo di un rave party è sfogarsi, far baldoria. Il modo per raggiungere lo scopo dipende dalla generazione in cui hanno avuto la ventura di nascere. C’è stato a chi è toccato il minuetto e a chi i Beatles. Oggi l’offerta è più varia, il popolo dei rave party, si è scelto il rimbombo di batterie elettroniche amplificato a palla.

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Ecco un tipo di informazione “altra” gentilmente offerta da uno dei commenti del mio blog:

Rave me tender – il Teknival in dieci discipline

in “Slipperypop.La musica, Slipperypolitics

teknival
Sono le 8:20 del 14 agosto quando ricevo una chiamata dallo yacht del Feroce Direttore, attraccato al largo di Cala Mandriola:
- Che fai?
- Stavo aggiornando personaggi precari
- Ah, non Slipperypond, eh? Ho un lavoro per te.
- Ehm… Stavo giusto finendo un pezzo sulla seconda serie degli Exogini…
- Basta con questi anni ‘80..! Vogliamo passare per nostalgici? Slipperypond è una rivista con-tem-po-ra-ne-a!
- Lo faccio sui Gormiti?
- Macché Gormiti. Stiamo perdendo anche la nostra vena musicale. Musica contemporanea! Mi devi fare un pezzo su questo Teknival che c’è a Pinerolo.
- Beh, l’esperto di musica sei tu…
- Per analizzare un evento del genere servono anche competenze sociologiche.
- Manda il Corrispondente dal Contado! Hai visto che lavoro ha fatto sui paninari…
- Senti: sei l’unico qui dentro che può considerare 20 e più ore di techno a 150 decibel in mezzo alla polvere e ai cani come qualcosa di divertente…Sbaglio?
Venti minuti dopo ero sull’Intercity per Torino.

rave Disclaimer: i free party esistono da una quindicina d’anni, oggi è solo che se ne sono accorti anche i mass-media (come ad esempio Slipperypond). Va da sé che finora sui free party sono state dette molte cose, quasi sempre sbagliate. E’ quindi facile scadere nel luogo comune o nell’apologia: per questo mi immedesimerò in qualcuno che non è mai stato a un teknival e cercherò di analizzare l’evento andando con ordine, per discipline.

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I-Cronaca
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Nei_giorni compresi tra venerdi 10 agosto e giovedi 16 agosto si è svolto a Baudenasca, nei pressi di Pinerolo, il Téknival 2007. Il luogo scelto dai raver è stato l’ex ballatoio della caserma Nizza Cavalleria.
Per Téknival si intende un rave party di enormi dimensioni, al quale prendono parte molte delle “tribe” più importanti del panorama musicale underground.
Come da prassi, il luogo della kermesse è stato reso noto solo all’ultimo momento. I primi giovani sono arrivati sul posto nella notte di venerdì. Sabato sera le presenze erano già dodicimila circa, per toccare una punta stimata di trentamila nella notte di ferragosto. Tra i partecipanti la festa, la metà circa erano italiani; tra gli stranieri, netta predominanza francese e una discreta presenza di tedeschi, spagnoli, olandesi e cechi.
La festa, nonostante l’assenza di servizi e regole, e l’afflusso senza precedenti, si è svolta nella massima armonia: non si è segnalato alcun incidente, nessun episodio violento e nessuna emergenza sanitaria. Solo una ventina gli arrestati, per lo più per possesso di stupefacenti.
Nonostante l’isteria mediatica che ha accompagnato l’evento, la popolazione del luogo ha accettato la cosa alternando curiosità e fastidio, stupore e tolleranza; qualche politico di destra ha gridato all’allarme ma è stato smentito dai fatti, mentre il sindaco di Pinerolo, pur mostrando di non gradire la cosa, si è mostrato persona responsabile fornendo autobotti e bagni chimici.

II-Storia
Non è questa la sede per discutere la storia dei free party (ci vorrebbe un articolo intero, e molte questioni rimarrebbero comunque aperte): basti sapere che la faccenda comincia una decina di anni fa, che le soundsystem le inventarono i giamaicani, mentre la tekno moderna nasce a Detroit, che il movimento rave era stato dato per morto già da quattro-cinque anni e che il teknival dello scorso agosto aveva avuto luogo nel pavese. Per approfondimenti vi rimandiamo ai seguenti link.

http://en.wikipedia.org/wiki/Teknival

http://en.wikipedia.org/wiki/Free_tekno

http://shockraver.free.fr/home.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Spiral_Tribe

III-Geografia
pinerolo
La location scelta non è certo un paradiso: si tratta della zona attigua alla caserma Nizza Cavalleria, una spianata da esercitazioni che alterna prati brulli, boschetti ad acacie e l’argine di un fiume. Da un lato cade subito l’immagine di violatori della natura incontaminata affibbiata ai raver da parte di alcuni organi di stampa, dall’altro appare innegabile che il costo della ripulitura non sarà irrisorio, e sarà sostenuto dalla collettività.
Il luogo era già stato teatro di un teknival, seppur di dimensioni minori, nel 2005. Pinerolo città dista qualche chilometro. La popolazione si mostra molto meno incattivita di quanto la dipingano i giornali. Notiamo anzi una certa curiosità: non solo i negozianti e i passanti chiedono, si interessano, esprimono dubbi e perplessità, ma molti vanno a constatare di persona cosa stia accadendo. Un paio di baristi spiccano per la loro attitudine “pro-rave,” sicuramente c’entra il volume di affari moltiplicato, ma un ruolo ce l’ha anche lo scoprire che il teknuso non è il vandalo assetato di sangue di cui parlano i giornali ma (solitamente) una persona piuttosto allegra e gentile. Carabinieri, polizia e finanza controllano a distanza, dedicandosi per lo più alla perquisizione delle auto.

IV-Urbanistica
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La prima cosa che colpisce del teknival 2007 sono le dimensioni (nella foto non se ne vede che una parte). Proprio mentre si discute da tempo della fine del movimento, il movimento dà vita alla sua festa più grande. Il baccanale si estende per qualche chilometro, con vari punti-chiave. Sostanzialmente si tratta di una vera e propria città artificiale: il progressivo piazzamento di bancarelle, furgoni e auto crea le strade; le soundsystem più grosse fungono da piazze, i boschi punteggiati di tende e furgoni sono i sobborghi. Alcune soundsystem, come quella degli Hazard Unitz, colpiscono per potenza e grandezza: a vedere questi muri di casse alti quattro o cinque metri e lunghi trenta, non possono non venire in mente le economie di scala, spostate dall’industria manifatturiera alla tekno.

V-Economia
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Ogni città ha una sua economia. Quella del teknival è una microeconomia, che ricorda da vicino i suq delle città nordafricane. Ovunque spuntano banchetti che vendono di tutto, dalla bottiglia d’acqua ai monili, dal cous-cous alle sostanze stupefacenti. Alcuni offrono un singolo prodotto, come il banchetto della frutta, altri cambiano businness con l’evolversi della festa: Marianna, trentadue anni, da Perugia, alle 19:30 vende hamburger; venderà speed alle 23:00 e caffè e buondì alle 8:00. C’è pure un tipo che vende una moto. Colpisce vedere banchetti che espongono cartelloni con listini del tipo “Speed: 10 EU – MDMA(capsule): 10 EU – Ketamina: 35 EU,” e non tanto perchè non siamo soliti vedere sostanze illegali vendute come zucchine al mercato, ma anche per i prezzi popolari a cui vengono vendute. Non c’è grande speculazione nello spaccio, al teknival: basta osservare la perizia con cui il tipo della ketamina prepara le buste, mostrando preciso ad ogni cliente il peso della tara, per capire che il suo atteggiamento è quello di chi sta svolgendo un servizio. Liz, ventiquattro anni, belga, vende cristalli di MDMA: mezzo grammo, 30 euro. “Quanto ci guadagni?” “Poco, mi rifaccio le spese del viaggio e qualche extra.”
C’è spazio per un po’ di imprenditoria, sia reale (Renée, francese, vende abiti di sua creazione; Sara e Teo, romani, stupendi braccialetti d’acciaio forgiati in casa) che ironica (un tipo ha inventato il “turbonose,” una specie di aspirapolvere in miniatura: “il regalo perfetto per chi pippa troppa speed,” ci spiega).

VI-Politica
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E’chiaro che una manifestazione sudicia e chiassosa in cui si consumano sostanze illegali e in cui sostanzialmente ognuno fa quel che gli pare (anche giocare impunemente a Street Fighter II, come documenta questa drammatica immagine) non sia troppo gradita dalle istituzioni. E’ anche vero, però, che il fatto che un motore a sostanze chimiche da decine di migliaia di persone giri per sei giorni senza alcun incidente, dovrebbe quantomeno portare a riconsiderare l’effettiva dannosità di alcune di tali sostanze (Lancet lo ha fatto, i giornali italiani pare di no). Quella delle droghe pare comunque una facile scappatoia per criticare: del resto un po’ tutti si sono ormai resi conto che nella società contemporanea le droghe sono ovunque, e qui è solo più visibile che allo stadio, in discoteca o in parlamento. Alcuni tra i critici della manifestazione se ne rendono conto e preferiscono puntare il dito sulla sporcizia (Innegabile. Ma indignarsi per qualche sacco di spazzatura in un campo quando tutte le città italiane sforano il limite di PM10 diventando di fatto conche cancerogene non appare quantomeno grottesco?) o sull’assenza di misure di sicurezza (questa, pure, è vera, ma una misura di sicurezza c’era: il rispetto. Al teknival se qualcuno anche solo ti sfiora, è subito tutto uno scusarsi, un darsi la mano, un offrire un sorso d’acqua o un tiro di sigaretta o di canna. Rispetto reciproco: ecco qualcosa di veramente sovversivo).
Se le critiche da destra non stupiscono, danno più da pensare quelle da sinistra. Il rave non è sgradito solo a quella sinistra che, per necessità di governo e logiche di potere, diventa molto simile alla destra (specie nel mostrarsi legalista coi deboli e garantista coi potenti): anche quella sinistra cosiddetta “radicale,” in teoria vicina a qualunque movimentismo, dura fatica a capire questa storia dei rave. A pensarci bene, però, è piuttosto ovvio: il marxista – o il postmarxista – non è in grado di spiegarsi un movimento che rifiuta aprioristicamente una logica di cambiamento: l’utopia tekno è “qui e ora” e non ha pretese di cambiamento del sistema che rifiuta. La festa è qui, e quando finisce, tutti a casa. La tekno crea la sua area di utopia, non cerca proseliti, non vuole la rivoluzione: la sua rivoluzione c’è già, e dura una notte (o sei). Aggiungiamoci che il movimento tekno rifiuta violentemente un’etica del lavoro ancora ben radicata nell’estrema sinistra, e la frittata è fatta: è evidente che dal punto di vista di chi ha una formazione marxista questo non può essere un movimento “politico.” Eppure lo è: il teknival pur non volendolo essere è una manifestazione antiproibizionista, e una dimostrazione di democrazia diretta (o di pirateria sociale, a seconda dei punti di vista), dal momento che grazie alla volontà di una massa di persone, vengono fissate temporaneamente nuove leggi alla faccia del “sistema.”
Volendo dare etichette, il movimento tekno è senz’altro collocabile nell’area dell’anarchismo, ma è un anarchismo per nulla incazzato, mistico senza essere misticheggiante, individualista e collettivo insieme, edonista e sensuale ma non sessuale (non si può non notare la generale monogamia del teknuso). I testi filosofici che più si avvicinano alla weltanschauung del movimento tekno sono Walden di Thoreau e T.A.Z. di Hakim Bey, ma voler trovare un collegamento diretto sarebbe una forzatura. Dice Marek, 24 anni, operaio, madre italiana e padre serbo: “Quello che ci interessa è fare baldoria, creare almeno per una sera un’alternativa alla pappa pronta e velenosa che ci vogliono imporre. Ho preso due giorni di ferie per venire qua da Vienna, dove lavoro. Le droghe? I bar di tutta Europa spacciano ogni giorno una droga pesante che da sola fa mille volte più morti di tutte le droghe chimiche messe insieme.”

VII-Chimica
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Il teknival non esisterebbe senza droghe. Stimolanti e allucinogeni sono il nocciolo della questione almeno quanto la musica. Spiega Erik, da Grenoble: “Il legame tra sostanze e movimento tekno non è casuale. Non dico che non si possa apprezzare la nostra musica senza certe sostanze, ma è innegabile che tra MDMA, speed, e musica tekno c’è una sinergia profonda, che è fin troppo ovvia a chi ha provato e che rimarrà ignota a chi non lo ha fatto.”
Le droghe intorno a cui gira il teknival sono fondamentalmente quattro (anche se non mancano oppio e coca, sono meno definitorie): mdma, lsd, speed e ketamina. I ruoli di ciascuna sono piuttosto definiti: l’mdma è la droga per ballare per eccellenza: la sua diffusione che accompagna la nascita del movimento, e il suo effetto empatogeno contribuisce a creare il clima da fratellanza universale tipico del free party. L’lsd potenzia gli aspetti mistici (già il suo creatore, Albert Hofmann, spiegava che l’lsd riproduce le sensazioni ottenibili dopo un ventennio di pratica intensiva di meditazione trascendentale), la speed non è che carburante: metanfetamine per stare svegli, sopportare la fatica e ballare a oltranza, anche quando l’mdma, che dura solo cinque-sei ore, cala. La ketamina, un anestetico veterinario riscoperto dal popolo dei rave (dopo John Lily) dissocia e crea nuove significanze (per alcuni, come Margherita, ventisei anni, ricercatrice bolognese, “sostituisce l’lsd: mi dà quella profondità mistica che cerco nell’esperienza senza farmi star fuori per otto ore,” per altri, come Elena, diciannove anni, dalla Val di Pesa, “è il succo di tutta l’esperienza: trasforma il ballo in un’esperienza trascendente, spazializza la percezione del proprio corpo, e al tempo stesso fonde la mente con l’ambiente circostante”.) Tutti si mostrano piuttosto competenti e consapevoli riguardo milligrammi, controindicazioni, interazioni ed effetti.
Le canne non sono che un ovvio intercalare, neanche si notano. Si nota invece l’assenza di alcool (unica eccezione, l’assenzio che un anziano nomade molto poco tekno ci offre da un bottiglione d’argento), che si presenta solo sotto forma di birre fresche, di solito accompagnate da frutta e panini: “cerchiamo sensazioni,” spiega Rex, scozzese ventiquattrenne, “sarebbe assurdo assumere una sostanza come l’alcol, che le riduce e le ottunde”. Per ogni utente consapevole come Rex c’è anche un Pierre: “non sto troppo a calcolare cosa prendere, sono qui per sfasciarmi, haha.” La tendenza è il cocktail, ma ci sono anche i puristi: Matteo, ventotto anni, impiegato a Trento, assume solo LSD: “cerco un’esperienza innanzitutto estetica.”

VIII-Estetica
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L’esperienza estetica, va detto, c’è anche senza allucinogeni. Se si riesce a guardare oltre gli aspetti più superficiali (la polvere, i cani, i cumuli di sacchi di spazzatura, la gente addormentata per terra), il teknival ha una caratterizzazione estetica molto forte. A modo suo ha classe, pochi discorsi. Sta tra Mad Max e Ken il guerriero, tra il cyberpunk e l’hippy, tra il primitivo e l’iperurbano. Quello che esce dalle sound (a onor di cronaca si ricorda che a Pinerolo abbiamo sentito diversa robaccia ma anche molta musica elettronica di qualità eccezionale) è figlio tanto dei tamburi voodoo quanto dell’inesorabile filiera produttiva fordista. Anche la gente contribuisce all’effetto complessivo: se la direttiva principale è “fai come ti pare” (e infatti si va dallo splendore di una cybervenere al peggio tamarro in canotta), spicca una notevole personalizzazione individuale pur all’interno “direttive estetiche di movimento,” e complessivamente bisogna ammettere che, no, il popolo del teknival non è cattivo, sporco e brutto: è bello. Naike, ventitré anni, “studentessa in vacanza perenne,” parigina, ammette candidamente di “dedicare molto tempo alla cura del proprio aspetto fisico.” Oggi l’estetica rave stupisce meno che dieci anni fa, ma ha saputo rinnovarsi ed evolversi, rimanendo bella.
Ed ecco la questione chiave.
La questione chiave, quello che i giornalisti non vi hanno detto, probabilmente solo perché se ne erano andati prima, è che quello che alcuni hanno definito “mefitico catino” (e lo è), di notte, quando le decine di soundsystem iniziano a sparare al massimo e le luci stroboscopiche si fanno lame nel buio, quando ogni singolo DJ cerca di dare il meglio di sé e tutti i ragazzi escono dalle tende, dalle auto, dagli accampamenti raffazzonati e dal bosco per piazzarsi sottocassa, e tutto prende a battere all’unisono, il teknival diventa uno spettacolo di una bellezza straziante.

IX-Filosofia
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Non è affatto scontato provare a spiegare il perché e il percome di un evento del genere. C’è chi ha trovato un parallelo tra i battiti delle sound e quello del cuore di una madre, spiegando il rave come un ritorno al ventre/all’infanzia. C’è chi ha voluto vedere nell’uso puramente edonistico della tecnologia una critica al sistema industriale/capitalistico. C’è chi ci vede piuttosto un rifiuto del divertimento massificato e mercificato, e chi una ricerca del delirio ad ogni costo. C’è chi ha provato a stilare un manifesto (interessante, ma certo non esaustivo) e chi un decalogo (troppo funzionalista per essere chiarificatore: “5. parcheggia bene…”). Sicuramente ci sono tutti questi elementi, ma la questione mistico-rituale è (almeno inconsciamente) dominante. Consideriamo i seguenti elementi:
- l’impianto scenografico-rituale (cos’altro aspettarsi da francesi e italiani?), con officiante, fedeli in linee orizzontali, luce dall’abside e transubstanziazione (in questo caso psichedelica) al centro dell’arco temporale, ricalca pari pari quello di una messa (e il profilo di una soundsystem quello di una cattedrale gotica, o di un organo),
- l’idea del raduno notturno, che di fatto celebra il mistero della notte per arrivare al trionfo del mattino, è una costante in gran parte delle religioni pagane.
- i battiti ritmati (ce lo insegna il voodoo) e la trance da essi indotta sono da tempo immemore mezzi per avvicinarsi al divino.
- le sostanze psichedeliche (questo ce lo insegnano tanto i misteri eleusini greci quanto lo sciamanesimo messicano) sono la porta per comunicare col mondo della trascendenza.
- i grandi raduni amplificano la suggestione e aiutano a lasciare l’individualità terrena in favore di una collettività spiritualizzata.
- attraverso la condivisione di un momento rituale si cerca una purificazione interiore (in questo caso dalle imposizioni e dai valori della società dei consumi) e una ridefinizione del sé.
La differenza sostanziale è che il rito non è più un mezzo ma si sovrappone allo scopo: tutto è declinato al presente. L’era dell’acquario dei figli dei fiori si è accoppiata col “no future” dei punk, ed ecco il risultato.
Oppure la soluzione è più semplice, più alla portata. Dice Dino, settantadue anni, avventore di uno dei bar di Pinerolo più vicini alla curva per Baudenasca: “Se vengono a migliaia fino quassù – oh – vorrà dire che i divertimenti che hanno a casa loro non gli piacciono più.”

X-Sociologia
Un dato oggettivo, infine, ci colpisce. Ce lo mostra Tania, ventotto anni, cagliaritana, dottoressa in storia da un anno, alle feste da dieci: “Dite quello che volete, ma questo qua è l’unico movimento giovanile genuino prodotto dagli anni ‘90 e 2000. Non siamo nostalgici di qualche decennio passato: siamo contemporanei.”

Nota a margine: se dalla stampa ufficiale abbiamo visto soprattutto ipocrisia e luoghi comuni, non possiamo non segnalare (grazie a PineroloMolesta) tre esempi di giornalismo non allineato (il modo moderno per dire “di buon senso.”)

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

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  1. bel articolo che rispecchia in molti aspetti, e verosibilmente cio che è un rave
    complimenti all autore

    di luca il 18 Agosto 2007 alle 16:59

  2. Come la stampa mainstream descrive l’evento. Dal sito del Corriere della Sera.

    PINEROLO (Torino) — C’è tanto da imparare per uno che non è mai stato ad un rave party. E cominciare con il grande festival della musica tecno a Pinerolo, il «Tecnival» di Ferragosto, è come buttarsi dal trampolino senza saper nuotare (buon incipit.) Per gli adoratori del punf-punf (eh?) sparato a 120 decibel da casse alte cinque metri è la meglio delle feste dell’anno (”la meglio delle feste del’anno?” Ah, già. Il linguaggio gggiovane.) La più grande, dove la tribù conquista un territorio e per 5 giorni tiene fuori il resto del mondo, quello che non balla, non si riempie di piercing e sostanze varie (in sostanza, i matusa.) In breve non si sa divertire. Lo scopo di un rave party è sfogarsi, far baldoria. Il modo per raggiungere lo scopo dipende dalla generazione in cui hanno avuto la ventura di nascere. C’è stato a chi è toccato il minuetto e a chi i Beatles. Oggi l’offerta è più varia, il popolo dei rave party si è scelto il rimbombo di batterie elettroniche amplificato a palla (’a palla’.)
    Che Guevara è morto, ma qui anche Briatore non si sente tanto bene (e che cazzo c’entra?) Sono una minoranza e sanno di esserlo, anzi ne fanno un punto d’orgoglio contro la massificazione dalla tv. Telecamere e giornalisti sono nemici (okkio Santoni…) non complici nel tentativo di apparire. Come tutti, vogliono essere «diversi». Se il Financial Times fosse venuto ieri nel vecchio galoppatoio militare di Baudenasca, appena fuori Pinerolo, avrebbe visto un’Italia diversa da quella delle «veline». Neppure un seno nudo. Splendide ventenni con le treccine rasta sporche dal campeggio improvvisato, con pantaloni larghi tre volte loro e scarpe da ginnastica sformate ai piedi. Tutto possibilmente nero. Indiani metropolitani con i cani al seguito, post punk, vagabondi di un’estate e spostati di una vita (questa non l’ho capita, ma suona poetica.) Molti sono precari, alcuni invece con il posto fisso e la laurea. Un popolo vagamente pacifista, anti-istituzionale, soprattutto chiuso in se stesso (e perché?) comunque una frazione dei «giovani d’oggi»: a Pinerolo stanno facendo il loro record annuale con forse 30mila persone, anche se il colonnello Crescenzio Nardone dei Carabinieri di Torino parla di 12mila. «Altri conti saranno viziati da quel che si respira attraversando il campo» assicura lui che ha già arrestato 9 ragazzi per droga.
    Loro che si divertono ballando appiccicati alle casse, come fossero totem da adorare, senza guardarsi in faccia in un dialogo privato con l’amplificatore (l’Illuminato -per inciso- ha dialoghi privati anche con il microonde, certe volte, e con l’aspirapolvere.) L’impatto delle onde sonore sul petto, la scatola cranica, basterebbe a stordire un bisonte sano (e l’Illuminato lo è…per questo è stato spedito a Pinerolo.) Eppure a molti non basta. Per uno che beve succo di frutta, dieci mischiano alcol e tabacco a tutto quanto c’è d’illegale. Il risultato sono camminate oscillanti, discorsi incoerenti, occhi persi, mani che tremano, saliva che non c’è più (urca. Ma gli articoli vengono bene, no?)
    Difficile immaginare che saranno la classe dirigente di domani (e invece, eccola qui. Fateci i conti.)

    di Il Feroce Direttore. il 18 Agosto 2007 alle 17:00

Street Rave Parade 2007 bologna rimandata

•luglio 6, 2007 • 3 commenti

Una Street Parade anti Cofferati

Centri sociali mobilitati per la Parade del 29 settembre

di Alessandro Cori

Sgomberato il Crash Sgomberato il Crash

Sarà una “Space Street Parade” anti-proibizionista e anti-sgomberi quella che si terrà il 29 settembre per le strade del centro. «Anzi forse visto il momento che stiamo attraversando – dice Rosario Picciolo del Livello57, tra gli storici organizzatori della manifestazione – l´antiproibizionismo passa un po´ in secondo piano». Una sfilata per chiedere nuovi spazi sociali per i giovani e difendere i pochi che sono rimasti. In altre parole, un ulteriore momento di critica contro l´amministrazione Cofferati, responsabile dell´ultima “cacciata” del collettivo Crash dai capannoni di via Zanardi 48. «Questa Street sarà chiaramente contro gli sgomberi e per rilanciare un piano per conquistare nuovi spazi – sottolinea Picciolo – la protesta contro Cofferati poi non manca mai, anche oramai lo criticano pure i sassi. Comunque, discuteremo della cosa con i ragazzi delle altre realtà bolognesi – Tpo e Crash in testa – e vedremo cosa fare».

Intanto, in attesa della Street, Crash dopo aver incassato la solidarietà degli altri centri sociali, minaccia «mobilitazioni di massa» per l´autunno e dichiara «chiusi i margini di discussione politica con quest´amministrazione». Al fianco del collettivo si schiera pure l´ala sinistra della maggioranza. L´occhettiano Serafino D´Onofrio punta il dito contro l´assessore Libero Mancuso, dedito a qualche «dichiarazione estemporanea» di troppo, come l´ipotesi di allestire in città le zone a luci rosse: «forse nel capannone dove c´era Crash – ironizza il capogruppo del Cantiere – avremo il primo ‘postribolone´ in città».

 

Rosario Picciolo, portavoce del Livello 57

Rosario Picciolo, portavoce del Livello 57

Per protestare contro lo sgombero, i ragazzi di Crash e l´Altra Sinistra tirano in campo anche il “mistero” dell´indirizzo sbagliato. Nell´atrio di Palazzo D´Accursio mostrano la delibera del Comune del 16 agosto, che destinava 12.000 euro per trasformare l´area in archivio dell´amministrazione, e prevedeva «l´adeguamento del capannone tra le vie Zanardi e via Agucchi». E non quindi in via Zanardi 48, dove sono i capannoni occupati da Crash fino a due giorni fa. Per i giovani del collettivo si tratta quindi dell´ennesima menzogna architettata «da un´amministrazione vigliacca per coprire un atto di polizia».

Il mistero si risolve però nel pomeriggio, quando il Comune precisa in una nota che non c´è «nessun errore» e soprattutto nessuna menzogna: «il progetto preliminare – precisa palazzo D´Accursio – dettaglia al suo interno l´esatta collocazione del capannone nella rotonda via Zanardi-via Lazzaretto-via Marcopolo e dichiara l´indisponibilità dell´immobile a causa di occupazione abusiva». L´indirizzo di via Agucchi, fonte del fraintendimento, è stata mantenuta «per garantire la coerenza con il piano poliennale investimenti 2007»

(22 agosto 2007)

Quest’anno grazie alle azioni intimidatorie delle istituzioni(politica e forze dell’ordine) la street parade ha avuto problemi di ordine organizzativo.Speriamo che la manifestazione prima o poi si svolga perchè sarebbe un vero peccato interrompere una serie che conta dieci parate (questa sarebbe stata l’undicesima) a causa del falso perbenismo sociale.

Penso che i tempi del nascondere il modo in cui le persone agiscono deve terminare.Abbiamo di fronte una realtà che va presa in considerazione e non esclusa,il proibizionismo storicamente non ha mai portato nulla di buono e non penso possa farlo ora.Siamo in un mondo in cui scegliere è diventato fondamentale ma per poter scegliere c’è bisogno di conoscenza e questa non si ottiene di certo con le maschere imposte dal senso comune.Studiamo questo interessante fenomeno sociale,troviamone i punti critici e cerchiamo di limitarne i danni ove possibile.

Se cercate informazioni riguardanti la manifestazione ecco qui il link:

http://www.goatrance.de/goabase/party/details/32488

Guardate il video:

Il manifesto di un Raver

•giugno 22, 2007 • 44 commenti

Barcellona 2002

Il nostro stato emotivo è l’estasi. Il nostro nutrimento è l’amore. La nostra dipendenza è la tecnologia. La nostra religione è la musica. La nostra moneta è la conoscenza. La nostra politica è nessuna. La nostra società è un’utopia che sappiamo non sarà mai. Potete odiarci. Potete ignorarci. Potete non capirci. Potete essere inconsapevoli della nostra esistenza. Possiamo solo sperare che non ci giudichiate, perché noi non vi giudicheremo mai. Non siamo criminali. Non siamo disillusi. Non siamo dipendenti dalla droga. Non siamo dei bambini inconsapevoli. Noi siamo un villaggio tribale, globale, di massa, che non dipende dalla legge fatta dall’uomo, dallo spazio e dal tempo stesso. Noi siamo un’unità. L’unità. Noi siamo stati plasmati dal suono. Da molto lontano, il temporalesco, echeggiante e smorzato battito era simile a quello del cuore di una madre che tranquillizza un bambino nel suo ventre di acciaio, calcestruzzo e fili elettrici. Noi siamo stati allevati in questo ventre, e qui, nel calore, nell’umidità e nell’oscurità di esso, siamo giunti ad accettare che siamo tutti uguali. Non solo per l’oscurità e per noi stessi, ma per la vera musica che batte dentro di noi e passa attraverso le nostre anime: siamo tutti uguali. E attorno ai 35Hz possiamo sentire la mano di un dio sul nostro dorso, che ci spinge avanti, ci spinge a spingere noi stessi a rinforzare il nostro pensiero, il nostro corpo e il nostro spirito. Ci spinge a girarsi verso la persona vicino a noi per stringere le mani e sollevarle, condividendo la gioia incontrollabile che proviamo creando questo magico cerchio che può, almeno per una notte, proteggerci dagli orrori, dalle atrocità e dall’inquinamento del mondo che sta di fuori. È in questo preciso momento, con queste premesse, che ognuno di noi è veramente nato. Continuiamo ad ammassare i nostri corpi nei clubs, nei depositi e negli edifici che voi avete abbandonato e lasciato senza alcuna ragione, e gli riportiamo vita per una notte. Una vita forte, deflagrante, che pulsa, nella sua più pura, più intensa, nella più edonistica forma. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell’incertezza di un futuro che voi non siete stati capaci di stabilizzare e assicurarci. Noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero. Noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal primo momento che siamo nati. Programma che ci dice di cibarci dal brillante cucchiaio d’argento col quale tentate di nutrirci, anziché lasciare che ci nutriamo da soli, con le nostre stesse mani capaci. Programma che ci dice anche di chiudere le nostre menti, invece di aprirle. Fino a quando il sole sorgerà per bruciare i nostri occhi rivelando la realtà del mondo che avete creato per noi, noi balleremo fieramente con i nostri fratelli e sorelle, celebrando la nostra vita, la nostra cultura, e i valori in cui più crediamo: pace, amore, libertà, tolleranza, unità, armonia, espressione, responsabilità e rispetto. Il nostro nemico è l’ignoranza. La nostra arma l’informazione. Il nostro crimine è violare e sfidare qualsiasi legge che voi sentite aver bisogno di utilizzare per porre fine all’atto di celebrare la nostra esistenza. Ma ricordate che mentre potete fermare un qualsiasi party, in una qualsiasi notte, in un qualsiasi città, in una qualsiasi nazione o continente di questo magnifico pianeta, non riuscirete mai spegnere il party intero. Non avete accesso a questo interruttore, non importa quello che pensate. La musica non si fermerà mai. Il battito del cuore non si spegnerà mai. Il party non finirà mai. Sono un raver, e questo è il mio manifesto. »

(WorldWide Raver’s Manifesto)

 
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